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Google, un’azienda straordinaria, bacchettona e monopolistica

Azienda bacchettona
Ma… ero anche un grande “usufruttuario” di Google AdSense. Poi ho smesso. Come mai?
Ho smesso perché scrivere liberamente su un blog “orizzontale” e generalista, con Google AdSense abilitato, è virtualmente impossibile.
Sono iniziate a piovere segnalazioni, da parte di Google stessa, per rimuovere articoli di varia natura, ma quasi tutti a sfondo (secondo Google, appunto) sessuale.
Uno addirittura, parlava di “frattura del pene” ovvero di una cosa che io non credevo fosse vera ma invece è riconosciuta a livello medico. Una cosa che interessava moltissime persone (articolo con migliaia di letture) e che trattava l’argomento in modo del tutto naturale, senza volgarità o doppi sensi.
Niente. Bocciato. Quindi rimosso.
Oppure altri articoli in cui parlavo, semplicemente, delle keywords con cui la gente arrivava sul mio sito.
Niente. Bocciato. Quindi rimosso.
Oppure, sul quotidiano hwGadget abbiamo avuto addirittura problemi in un articolo che parlava del servizio MegaUpload, servizio del quale ha parlato tutto il mondo. Quindi rimosso.
O, di nuovo, sempre con hwGadget, abbiamo dovuto CANCELLARE 1500 articoli, prima di farci ripristinare da un non precisato ban segnalato da Google stesso. Ban senza spiegazioni, ovviamente.
Perso il lavoro dal 2007 al 2011.
Quindi…

Azienda monopolistica
Quindi… Google è e si comporta da totale e completo ed assoluto monopolista di mercato. Senza nemmeno cercare di mitigare questa immagine.
Il vecchio detto “don’t be evil” non ha davvero più motivo di esistere.
Ho un problema con l’attribuzione dell’authorship solo su questo sito e su nessun altro, ma nessuno ha mai risposto ai miei feedback, così come ai feedback di nessuno che abbia bisogno di aiuto.
Addirittura, ad amici come Merlinox, è stato chiuso l’account Google per 24 ore (con TUTTI gli annessi e connessi) senza che nessuno spiegasse nulla all’interessato, o avvertisse, o si scusasse.
Google è solo sul mercato, e come tale è diventato arrogante.

Per concludere, cosa possiamo fare? Francamente non lo so di preciso, ma credo che una presa di coscienza potrebbe essere il primo passo. Se siamo consapevoli di dare tutti i nostri dati in pasto a Google, il quale ci rende un “prodotto” di consumo, dobbiamo anche essere consapevoli che senza i nostri dati Google non esiste e che l’immagine stessa del colosso di Mountain View dipende a quello che noi diciamo di lui.

Fonte: http://www.rudybandiera.com